Il telefono di Francesca iniziò a squillare poco dopo la consegna della lettera.
Adriana chiamò molte volte. Elena scrisse che non poteva permettersi un affitto. Roberto chiese di sistemare tutto „senza avvocati, come una famiglia“.
Francesca non rispose.
Giulia notava ogni chiamata.
In albergo controllava più volte la serratura prima di dormire.
— Mamma, la nonna può cambiare anche questa?
— No.
— Torneremo a casa?
Francesca capì che Giulia non considerava più quella casa un luogo sicuro.
— Torneremo soltanto per prendere le nostre cose.
Si presentarono con l’avvocato e un fabbro. La signora Bianchi rimase vicino a Giulia.
Adriana aprì la porta con rabbia.
— Hai portato degli estranei contro tua madre?
— Ho portato chi deve spiegarti che non puoi usare la mia casa per punire mia figlia.
L’avvocato confermò che Adriana conservava l’usufrutto, ma non poteva impedire l’ingresso alla proprietaria e alla minore. Una nuova violazione avrebbe potuto avere conseguenze giudiziarie.
Francesca revocò a Elena e Roberto il permesso di vivere lì.
Avevano trenta giorni.
— Dove dovrei andare? chiese Elena.
— Sei adulta. Hai vissuto gratuitamente qui per anni.
— Non ho cambiato io la serratura.
— Ma eri dietro la mamma mentre Giulia chiedeva dove andare.
Elena non rispose.
Roberto disse di non essere stato d’accordo.
— Eppure non hai aperto.
Adriana cercò di colpirla con il senso di colpa.
— Tuo padre si vergognerebbe.
Francesca mostrò la lettera lasciata dal padre. In essa spiegava di aver intestato la casa alla figlia perché temeva che la moglie potesse usarla come strumento di controllo.
Adriana lesse e rimase in silenzio.
Giulia raccolse le sue cose.
Prima che uscisse, la nonna le offrì una chiave nuova.
— Potrai sempre tornare.
Giulia scosse la testa.
— Potevo tornare anche quel giorno. Non mi hai aperto.
Francesca e Giulia affittarono un appartamento più piccolo.
Sulla porta della sua camera, Giulia appese un cartello:
„Qui nessuno resta fuori.“
Elena e Roberto si trasferirono. Adriana rimase sola.
Dopo alcuni mesi chiese un incontro.
— Volevo impedire che la famiglia si separasse.
— Hai provato a tenerci unite con la paura.
— Credevo che saresti tornata.
— Hai spaventato Giulia, non me.
Adriana chiese se la nipote l’avrebbe perdonata.
— Sarà lei a deciderlo.
Un anno dopo, Giulia non controllava più la serratura ogni sera.
Adriana le inviò un ciondolo a forma di chiave con un biglietto:
„Ora capisco che possedere una chiave non significa avere il diritto di chiudere fuori qualcuno.“
Giulia conservò il regalo, ma non era pronta a rivederla.
Francesca non tolse alla madre un tetto.
Le tolse soltanto il potere di usare quel tetto come una minaccia.
Una famiglia non è fatta da chi pretende obbedienza.
È fatta da chi apre la porta quando una bambina torna a casa.
