“Cerco donna magra, con casa propria, che si prenda cura di me”: ho risposto al profilo di un “principe” quasi sessantenne e ho deciso di metterlo alla prova…

“Cerco donna magra, con casa propria, che si prenda cura di me”: ho risposto al profilo di un “principe” quasi sessantenne e ho deciso di metterlo alla prova…

Avevo cancellato le app di incontri da un bel po’. Non per tragedia, non perché non credessi più all’amore. Semplicemente perché ero stanca.

A una certa età ti aspetti che le persone abbiano imparato qualcosa. Che dopo matrimoni, separazioni, figli, lavoro, mutui e delusioni varie, uno sappia almeno guardarsi allo specchio con un minimo di onestà.

E invece.

Venerdì scorso una mia amica ha iniziato a mandarmi screenshot di profili da un’app di incontri. Mi leggeva le descrizioni ad alta voce e rideva così tanto che alla fine mi sono messa a ridere anch’io.

— Laura, scaricala di nuovo. Non per trovare l’uomo della vita. Per farci due risate.

Ho detto no.

Poi ho detto: dieci minuti e basta.

Dopo dieci minuti avevo già trovato il capolavoro.

Sullo schermo c’era un uomo con un’espressione serissima. Uno di quegli sguardi da “sono io il premio, voi dovete solo meritarvelo”. La foto era scattata dal basso verso l’alto, probabilmente per darsi importanza. Nel profilo c’era scritto 58 anni. Non voglio essere cattiva, ma diciamo che 58 sembrava un numero scritto con molto ottimismo.

Si chiamava Giorgio.

Alle sue spalle si vedevano un mobile vecchio, tende pesanti e un salotto che sembrava fermo a vent’anni fa. Ma quello non era il problema. Ognuno vive come vuole.

Il problema era la descrizione.

L’ho letta una volta. Poi un’altra. Poi l’ho mandata alla mia amica scrivendo: “Dimmi che sta scherzando”.

Il testo diceva più o meno:

“Cerco donna per relazione seria. Massimo 45 anni. Magra, curata, senza chili di troppo e senza cattive abitudini. Casa propria obbligatoria, perché a casa mia non porto nessuna — sono stanco delle donne interessate solo ai metri quadri di un uomo. Preferibilmente senza figli. Deve saper cucinare, creare un ambiente accogliente, prendersi cura dell’uomo e non fare scenate. Donne con problemi economici, non scrivete.”

Sono rimasta seduta sul divano a fissare il telefono.

Quindi il signor Giorgio cercava una donna più giovane, magra, senza figli, senza problemi, con un appartamento suo a Bologna, pronta ad accoglierlo, cucinare lasagne, tortellini, tiramisù, prendersi cura di lui e magari non avere nemmeno opinioni troppo rumorose.

Elegante. Sobrio. Umilissimo.

Di solito passo oltre. Non ha senso discutere con un uomo che nella sua testa si è già incoronato da solo.

Ma quella sera mi è venuta curiosità.

Mi sono detta: vediamo cosa risponde un uomo così quando pensa che la donna perfetta sia appena comparsa.

Il mio profilo era quasi vuoto. Una sola foto di spalle, al mare. Il viso non si vedeva. Età: 43 anni.

Gli ho scritto per prima.

“Buonasera, Giorgio. Ho letto il suo profilo e ho pensato: finalmente un uomo che sa quello che vuole. Credo di essere adatta. Sono magra, vivo da sola nel mio trilocale in centro a Bologna, amo cucinare lasagne, tortellini e dolci fatti in casa. Non ho ancora trovato l’uomo di cui prendermi cura. Lei è ancora libero?”

La risposta è arrivata in meno di tre minuti.

Giorgio non stava cercando l’amore. Lo stava aspettando con il telefono in mano.

“Buonasera, Laura. Finalmente una donna normale. Qui molte pretendono soltanto. Lei mi sembra seria. L’appartamento è davvero suo? E sarebbe disposta ad accogliere un uomo serio in casa sua?”

Ho sorriso.

Ma il messaggio successivo mi ha fatto posare il telefono per un secondo. Lì ho capito che il mio piccolo test sarebbe stato molto più interessante del previsto.

“Le dico subito una cosa”, scrisse. “Io non sono uno che perde tempo. Se ci troviamo bene, potrei trasferirmi abbastanza presto. Non ho grandi pretese. Mi basta una stanza tranquilla, pasti caldi e una donna che sappia prendersi cura del proprio uomo.”

Del proprio uomo.

Ci conoscevamo da circa sette minuti.

Poi aggiunse:

“La pensione non è alta, però in una relazione i soldi non sono tutto. Io posso offrire compagnia, saggezza e presenza maschile.”

A quel punto ho riso davvero.

Presenza maschile, capite? Come se fosse un abbonamento premium da pagare con lasagne, bollette e lenzuola pulite.

Gli ho risposto con calma:

“Va benissimo parlare chiaramente, Giorgio. Anche io sono una donna pratica. Se un uomo vuole entrare in casa mia, ho bisogno di alcune garanzie.”

Lui rispose quasi subito.

“Mi piace. Le donne serie ragionano così.”

Perfetto.

Presi un foglio e scrissi una lista.

“Condizioni per un uomo che vuole vivere nella casa di una donna.”

Scrissi:

  1. Certificato medico aggiornato.
  2. Prova del reddito mensile.
  3. Dichiarazione di assenza di debiti.
  4. Contributo alle spese di casa, bollette e alimenti.
  5. Turni per cucinare, pulire e fare la spesa.
  6. Rispetto per il mio lavoro, il mio tempo libero e i miei amici.
  7. Nessun commento sul mio corpo, la mia età o il mio passato.
  8. La cura non è servitù. Una donna non è una badante gratuita.

Non gliela mandai subito.

Gli proposi di incontrarci il giorno dopo in un bar sotto casa, in centro.

La sua risposta arrivò dopo qualche minuto.

“Perché in un bar? Se lei è seria e ha davvero un appartamento, potrei venire da lei. Almeno vedo com’è la casa.”

Eccolo.

Non voleva conoscermi. Voleva ispezionare il territorio.

“Giorgio, non invito sconosciuti a casa mia.”

“Ma se cerca un uomo serio, deve anche fidarsi.”

“No. La fiducia si costruisce. Non si pretende.”

“Le donne oggi sono tutte diffidenti.”

“No. Molte donne oggi sono semplicemente sveglie.”

Accettò il bar, ma si capiva che gli dava fastidio.

Il giorno dopo arrivai prima. La mia amica si sedette a un tavolino vicino alla finestra, fingendo di leggere qualcosa sul telefono. Non avevo paura, ma volevo qualcuno che vedesse. Perché certi uomini, quando li racconti, sembrano inventati.

Giorgio arrivò in ritardo.

Dal vivo sembrava più vecchio della foto. Più stanco. Più normale. E questo, ripeto, non era un problema. Il problema era il modo in cui mi guardò: prima il viso, poi il corpo, poi le mani. Come se stesse controllando una macchina usata.

Si sedette senza scusarsi.

“Pensavo fosse un po’ più giovane.”

“E io pensavo che lei avesse davvero 58 anni.”

Per un attimo restò zitto.

Arrivò il cameriere. Giorgio ordinò un caffè e una fetta di torta. Non chiese nemmeno se io volessi qualcosa. Poi si sporse in avanti.

“Allora, Laura. Mi parli dell’appartamento.”

Non di me. Non della mia vita. Non di cosa facessi. Dell’appartamento.

Aprii la borsa e tirai fuori il foglio.

“Certo. Prima però vorrei parlare dei requisiti per lei.”

“Requisiti per me?”

“Sì. Lei ha requisiti per le donne. Io ne ho per gli uomini che vogliono essere accolti in casa mia.”

Gli passai il foglio.

Lo lesse. All’inizio fece un sorrisetto. Poi il sorriso sparì.

“Certificato medico? Reddito? Spese? Pulizie? Ma che significa?”

“Significa reciprocità.”

“Lei mi sta prendendo in giro.”

“No. Sto usando il suo stesso metodo.”

“Ma non è la stessa cosa.”

“Perché?”

“Perché una donna deve saper accudire.”

“E un uomo cosa deve saper fare?”

Silenzio.

Un silenzio bellissimo, quasi educativo.

Lo guardai negli occhi.

“Giorgio, lei non cerca una compagna. Cerca una casa, una cuoca e una persona che si occupi di lei. Solo che preferisce chiamarlo amore.”

Diventò rosso.

“Io offro serietà.”

“No. Lei offre pretese. Non vuole portare nessuna a casa sua. Non vuole donne con problemi. Non vuole donne con figli. Non vuole donne con chili in più. Non vuole donne che chiedono. Però pretende di essere accolto, nutrito e rispettato solo perché è uomo.”

Batté una mano sul tavolo.

“Le donne moderne hanno perso il senso della famiglia.”

“No”, dissi. “Hanno solo capito che famiglia non significa servire qualcuno che non ti rispetta.”

Si alzò.

“Con questo carattere resterà sola.”

Sorrisi.

“Meglio sola in casa mia che accompagnata da qualcuno che crede di essere un dono solo perché respira.”

Se ne andò.

E, ovviamente, non pagò nemmeno quello che aveva ordinato.

La mia amica si avvicinò dopo un minuto, guardò la torta rimasta sul tavolo e disse:

“Almeno questa la mangiamo noi. Qualcosa di buono da lui doveva pur arrivare.”

Quella sera cancellai di nuovo l’app. Prima, però, guardai il profilo di Giorgio. Aveva aggiunto una frase:

“Femministe e donne complicate, non scrivete.”

Mi venne da ridere. Poi, però, mi passò.

Perché Giorgio non era solo un uomo buffo con troppe pretese. Era il simbolo di una mentalità precisa: quella di chi pensa che una donna debba sentirsi onorata di accudire un uomo, anche quando lui non porta rispetto, cura, soldi, responsabilità o tenerezza.

Invecchiare non è una vergogna. Avere bisogno di compagnia nemmeno. Avere pochi soldi può capitare.

Ma pretendere una donna giovane, magra, con casa, cucina e pazienza infinita, mentre tu offri solo il tuo ego, quello sì che è imbarazzante.

E no, io non ho trovato l’amore quel giorno.

Però ho trovato una conferma importante: la solitudine non è la cosa peggiore.

La cosa peggiore è far entrare in casa propria qualcuno che ti vede non come una persona, ma come un servizio completo.

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Fajna Tajna
“Cerco donna magra, con casa propria, che si prenda cura di me”: ho risposto al profilo di un “principe” quasi sessantenne e ho deciso di metterlo alla prova…